|
CENNI STORICI
Ravanusa, piccolo centro agricolo della provincia di Agrigento si
estende su una superficie complessiva di 50 kmq. Confina nord con
il territorio di Naro e con quello di Sommatino; ad est con Riesi;
a sud-est con Licata; a sud-ovest con Campobello di Licata.Si presenta
con un territorio collinare e dista dal mare 18 km.Ha un clima tipicamente
mediterraneo e secondo le annate può variare dal semi-arido
al caldo-arido.
Elementi naturali del territorio cui si lega la storia di Ravanusa,
sono riconducibili, oltre al monte Saraceno, che sovrasta la fertile
valle dell’Imera, anche al fiume che scorre lungo il pendio
del monte e alla leggendaria fonte d’acqua che zampilla ai
piedi di un fico. Sul monte Saraceno, depositario delle vestigia
di una millenaria civiltà, sono presenti delle tracce di
insediamento umano, risalenti alla preistoria.(X-IX a.C.) quando
l’antica e fiorente città era nota con il nome di Ibla,
divinità sicana protettrice della terra. A testimonianza
di questi insediamenti vi è una necropoli in contrada Monterosso
e molte grotte nel territorio della Bifara, della Grada, della Fiumarella
spesso caratterizzate dalla presenza di loculi scavati nelle rocce,
risalenti al periodo paleocristiano(IV d.C.) presso i quali vennero
ritrovate monete, statuine e vasi dell’epoca greco-romana.
Fu proprio in questo periodo che la polis di Ravanusa denominata
Maktorium (o Kakiron) conobbe il periodo di massimo splendore per
essere poi distrutta durante la prima guerra punica.La grandezza
della città è testimoniata dalla sua struttura urbana.
Gli scavi, infatti, hanno riportato alla luce i resti di tre templi,
due terrazzi e una necropoli nella parte meridionale del monte.
Il periodo più oscuro della storia di Ravanusa è quello
arabo-bizantino (V-XI d.C.). Dei Bizantini non abbiamo alcuna traccia,
degli arabi nonostante la mancanza di reperti archeologici siamo
in grado di dimostrarne la presenza, grazie all’influenza
esercitata sulla lingua: nel dialetto attualmente parlato molti
termini sono ancora presenti. È proprio dall’arabo
“Ravin” (fortezza) che deriva il nome odierno della
città che nel tempo si è trasformato acquisendo il
suffisso –usa. Anche le leggende, patrimonio della fantasia
popolare, legano le nostre origini agli Arabi; tra le più
suggestive vi è “La leggenda della campanella”
|