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IL MONTE SARACENO La zona di Monte Saraceno
presso Ravanusa (Agrigento) è nota nella letteratura archeologica
come sito di un anonimo centro indigeno ellenizzato, prima da Gela
poi da Agrigento. Iniziò Pirro Marconi nel 1928 a condurre delle
ricerche in questa zona, con un’esplorazione di superficie e una
raccolta di dati e di materiale. Per il periodo preistorico furono
rilevati solo qualche tomba a forno sulle pendici NE. Di particolare
interesse la presenza di monete greche argentee delle zecche di
Siracusa e di Agrigento dai tipi arcaici a quelli del quarto secolo
a.C.; nonché romane dai denari consolari ai medi bronzi imperiali.
Nel corso di molti secoli l’abitato occupò sempre il versante meridionale
del Monte Saraceno, aperto verso la valle dell’Himera, in una posizione
essenziale. Il ruolo più importante della città fu quello di controllo
di uno degli assi di collegamento tra la costa meridionale dell’isola.
Il centro mostra chiari segni di una progressiva ellenizzazione
caratterizzata dal fatto che non solo i Greci, ma anche gli indigeni
appaiono attori attivi. Con quest’ellenizzazione non vi è la presenza
solo di geloi o di agrigentini, bensì di un’aristocrazia locale
che adotta i modelli ellenici della polis della costa siciliana
cui si riconosce un carattere più avanzato. Con la metà del sesto
secolo a.C. il centro risentirà di una determinante influenza greca,
in particolare quella agrigentina. L’ antico sito di Monte Saraceno
assume adesso l’aspetto di una vera e propria città. La zona archeologica
si articola su tre terrazzamenti: uno, quello dell’acropoli, domina
a nord l’intero paesaggio, gli altri due, quelli degli abitati,
trovano posto a quote via via più basse. Il carattere sacro dell’
acropoli si definisce con tre templi allineati e orientati, di cui
uno negli anni ’50 era ancora possibile misurare nella dimensione
di m. 40 x 20. Erano templi arcaici del tipo geloo-akragontino,
con terracotte architettoniche dipinte. Nei terrazzamenti sottostanti
si individuano chiaramente percorsi stradali ortogonali in direzione
Nord- Sud e Ovest- Est ed un’organizzazione piuttosto regolare,
con tecnica muraria pseudopoligonale, dell’abitato. Con la metà
del quinto secolo a.C., la città si contrae e rimangono forti interrogativi
sulle cause. Si può da allora seguire meglio i segni di vita della
città attraverso la necropoli: vasi attici degli ultimi decenni
del quinto secolo a.C., corredi attici e locali che stanno tra il
quinto e il quarto secolo a.C., e soprattutto quelli, più frequenti,
della seconda metà del quarto secolo a.C., per cui anche Monte Saraceno
o “kakyron”, come qualche illustre archeologo la identifica, si
inserisce nel quadro generale dalla ripresa delle città siceliote
all’ epoca di Timoleonte e si conclude, in questa parte della Sicilia,
con Agatocle. |